Sancta Sanctorum

 È la stupenda cappella davanti alla quale il pellegrino, raggiunto l’ultimo gradino della Scala Santa, può pregare attraverso la massiccia inferriata che la protegge. Secondo gli storici del medioevo, era “il più venerato santuario di Roma”. Fu l’oratorio privato del Papi fino al periodo del Rinascimento; rimasto a testimoniare lo splendore dell’antico Patriarchìo ed un millennio di storia del pontificato romano. Se ne ignora il fondatore. In origine era dedicato a S. Lorenzo e dal secolo IX, per molte e veneratissime reliquie di Santi ivi custodite, cominciò a chiamarsi Sancta Sanctorum. Se ne legge il primo cenno nel Liber Pontificalis, sotto Stefano III (†772), e le testimonianze si moltiplicano dal Mille in poi, specie a proposito della liturgia della Settimana Santa e della presa di possesso dei Papi al Laterano. Gregorio IV (†844) fece costruire presso la cappella un appartamento privato per recarvisi a pregare più comodamente e provvedere all’officiatura dei chierici di Curia. I Papi gareggiarono nel curarne abbellimenti e restauri. Si distinsero Leone III (†816), Innocenzo III (†1216), Onorio III (†1227), e specialmente Niccolò III (†1280), cui dobbiamo la sistemazione attuale della cappella. Sotto di lui furono eseguiti gli affreschi attribuiti alla scuola romana del XIII secolo, l’ultimazione del mosaico sopra l’altare ed il pavimento cosmatesco. A Callisto III (†1458) risale il robusto muro di rinforzo della parte posteriore. Provvidenzialmente, la cappella non subì gravi danni durante il Sacco di Roma (1527), e i lavori di Sisto V, su progetto dell’architetto Domenico Fontana che realizzò cinque rampe di scale con al centro quella della Scala Santa, lasciarono inalterata la fisionomia del Sancta Sanctorum.

L’Immagine Acheropita

Ciò che di più antico e celebre si conserva nel Sancta Sanctorum è l’immagine del SS. Salvatore detta anche Acheropìta (non dipinta da mano d’uomo). È posta sulla parete dietro l’altare e spesso, nei documenti, dà il nome alla cappella. Dipinta su legno, essa rappresenta il Salvatore seduto in trono con la mano destra benedicente e con il rotolo del Vangelo nella sinistra. Se ne ignora l’origine. Nel secolo VIII era già tanto venerata che Papa Stefano II (†757), secondo il Liber Pontificalis, per scongiurare il pericolo dell’invasione dei Longobardi condotti da Astolfo (753), la portò in processione sulle proprie spalle. Non meno solenne la festa con cui fin da quei tempi, il 15 agosto d’ogni anno, soleva onorarsi secondo il costume delle antiche processioni romane. L’Acheropíta subì ritocchi e restauri sotto Giovanni X (†928), Alessandro III (†1181) e Innocenzo III (†1216). Il volto del Salvatore, quale ora appare, è quello riprodotto sopra un tessuto di seta applicato all’originale durante il secondo restauro. Innocenzo III fece rivestire il dipinto (eccetto la testa) con una lastra istoriata d’argento dorato. Qualunque ne sia l’origine, la storia dell’icona è legata all’ultramillenaria devozione del popolo romano: essa è tra le più venerande che la fede dei padri ci abbia conservato.

Tesoro e reliquie

Sotto l’altare papale, protetti da un’enorme gabbia di ferro, si aprono i due sportelli di bronzo (con bassorilievi e iscrizioni del secolo XIII), che coprono l’arca di cipresso fatta eseguire da Leone III e contenente il tesoro e le reliquie del Sancta Sanctorum. Non era stata più aperta dal 1521 quando, nel 1902, il P. F. Jubaru S. J. ottenne l’autorizzazione di esaminare il capo di S. Agnese ivi conservato. Nel 1905 il p. H. Grisar, suo confratello, poté nuovamente aprirla ed esaminare la splendida raccolta dei reliquiari d’oro, d’argento, d’avorio, di legno pregiato: teche, croci, pissidi, tessuti, ricami, pergamene, miniature, smalti… di valore incalcolabile; un vero tesoro. I reliquiari furono trasferiti nel Museo Sacro e Cristiano della Biblioteca Vaticana. Molte sono le reliquie – alcune delle quali insigni – che ancora rimangono sotto l’altare e nelle due finestrelle superiori. Per alcuni secoli qui si conservarono anche le teste dei Ss. Apostoli Pietro e Paolo, che Papa Urbano V (†1370) fece trasportare sopra l’altare maggiore nella Basilica di S. Giovanni in Laterano.

I Padri Passionisti

 

La Scala Santa

 

Sancta Sanctorum

 

P. Candido Amantini

 

Il Santuario della Scala Santa

ha una superficie di

1700 metri quadri

di affreschi.

Una parte è già stata restaurata.

Nell’altra, i lavori proseguono ancora oggi.

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