Vegliate: non sapete quando il padrone di casa tornerà (di P. Marco Staffolani) IT-PT-FR-ES

Il tempo dell’Avvento (cioè della venuta, del compimento) inizia con le parole del discorso escatologico di Gesù nel vangelo secondo Marco.Si parla della veglia. Che cosa significa questo termine? Vuol dire “stare svegli”, stare con gli occhi aperti, “fare attenzione”. Si riferisce alla postura della sentinella che sta in piedi, lottando contro il sonno e soprattutto contro la noia spirituale; vegliare è tenere gli occhi ben aperti e scrutare l’orizzonte per cogliere chi e che cosa sta per giungere. 
Questo può essere faticoso perché occorre impegnare la mente e il corpo, ma tutto è  motivato da una speranza salda: c’è qualcuno che giunge, qualcuno che è alla porta; qualcuno che, amato, invocato, ardentemente desiderato, sta per venire. Non è un caso che sanno vegliare soprattutto le sentinelle e gli amanti…
Per noi cristiani la veglia è chiesta dalla  fede nel Signore Gesù Cristo che ci chiama con sè a partecipare della sua gloria. E siccome quel “giorno” verrà all’improvviso, non determinabile e calcolabile secondo ragionamenti umani, l’attesa è crescita della nostra relazione verso colui che viene, come giudice giusto nella festa del cristo re, ma anche come bambino, indifeso e misericordioso, acclamato dalla genti a Natale. 
Questa attesa nella parabola e’ descritta come un uomo partito per un viaggio, che ha dato ai suoi servi facoltà e responsabilità sulla sua casa e ha raccomandato al custode di vegliare alla porta, su chi entra e chi esce. Per il custode si tratta del tempo della responsabilità: ciascuno ha un compito preciso da svolgere, ciascuno un lavoro di cui rendere conto. In ogni caso, arriverà certamente all’improvviso, per questo occorre non essere addormentati ma restare vigilanti, ricordandoci sempre l’invocazione con cui si conclude il testo dell’Apocalisse: Maranatha, vieni signore Gesù!

Ricordiamo la nuova rubrica per 40 giorni: Riflettere sul diario Spirituale di Paolo.

versione portoghese

O tempo do Advento (isto é o tempo da vinda, o tempo da promessa realizada) inicia com as palavras do discurso escatológico de Jesus do evangelho segundo Marcos.

Fala-se de vigília. O que significa este palavra? Quer dizer “estar acordados”, estar com os olhos abertos, “estar atentos”. Refere-se à postura daquele que está de sentinela, que está em pé, lutando contra o sono e sobretudo contra o desleixo espiritual. Vigiar é descobrir novos horizontes para acolher quem e o que está para chegar.

A ação de estar atentos, vigilantes, pode ser cansativa, porque implica o uso da mente e do corpo, mas tudo é motivado pela esperança: existe alguém que está à porta; alguém que amado, invocado e ardentemente desejado, está prestes a chegar. Não é por mero acaso que se associa a ação de vigiar à sentinela e àqueles que amam.

Para nós cristãos o estar vigilante provém da fé em Jesus Cristo, o Senhor, que nos convida a participar na Sua glória. E como aquele “dia” virá de improviso, não determinado e calculado segundo a razão humana, a espera significa reforçar a nossa relação com aquele que vem apresentado como juiz justo na festa de Cristo Rei, e também como menino, indefeso e misericordioso, aclamado por todos no Natal.

A espera daquele que vem é descrita na parábola como um homem que partiu em viagem, que deu aos seus servos a responsabilidade de cuidar da sua casa, e recomendou ao porteiro que vigiasse a porta com atenção, observando quem entra e quem sai. Para o guardião este é o tempo da responsabilidade: cada um de nós tem um dever preciso a exercer, um trabalho no qual tem de dar o devido rendimento.

Em todo o caso, o dia do Senhor virá: chegará certamente de improviso. Por isso mesmo, é necessário não adormecer e permanecer vigilantes, recordando-nos sempre da invocação que conclui o texto do Apocalipse: Maranatha, vem Senhor Jesus!

versione francese

versione spagnola

“Siederà sul trono della sua gloria e separerà gli uni dagli altri.” (di P. Marco Pasquali) IT-FR-ES-PT

Questo passo ci apre una prospettiva nuova sul volto di Dio, come colui che si identifica con il povero, il bisognoso. Non è raro trovare nella storia di molti uomini santi il presentarsi di Gesù nelle vesti di un povero: anche S. Paolo della Croce fece questa esperienza a Vetralla. Allo stesso modo Pascal in punto di morte non potendo riceve l’eucarestia chiese di avere accanto a sé un povero. Ma nel passo troviamo anche altri soggetti come lo straniero e persino il carcerato (solitamente colpevole di qualche reato) che vengono accostati a Gesù.

Ecco allora la necessità di provare a guardare questo passaggio da un’angolazione diversa. Cosa hanno in comune queste figure? Certamente non possono essere accomunati da fattori di tipo morale o spirituale; quello che hanno in comune è il fatto di essere bisognosi, senza nessuna copertura da parte dello stato. Tutti sono nel bisogno al punto di non avere possibilità di contraccambiare o rimborsare. Anche i carcerati infatti non venivano supportati dallo stato, ma dalle loro famiglie di origine da cui spesso venivano ripudiati. Ecco che l’agire in modo benevolo nei loro confronti rende visibile un tipo di amore disinteressato che rende presente l’amore misericordioso di Dio. In quell’amore donato, in quella cura gratuita si manifesta, in modo quasi sacramentale, la persona di Gesù stesso che è l’amore di Dio per l’uomo e la cura per la sua salvezza.

Ma se questa presenza è a favore del bisognoso, perché viene messo in relazione con colui che invece dona questo amore? Qui Gesù non vuole descrivere le azioni che rendono “meritevoli” del paradiso, ma vuole tratteggiare il profilo del discepolo che è egli stesso presenza di Cristo. Questi con le sue azioni prolunga attraverso la sua storia personale quel movimento di guarigione e salvezza iniziato da Gesù in modo che possa essere testimonianza e salvezza per tutti. Il discepolo allora è colui che incarnerà Gesù al punto tale che non sembra nemmeno rendersi conto dove iniziano le sue azioni e quelle che Gesù compie attraverso di lui, tanta è la comunione tra i due.

versione francese

versione spagnola

Il Diario Spirituale di San Paolo della Croce (edizione giornaliera dal 21 novembre al 1 gennaio 2021 nel Giubileo Passionista nel terzo Centenario dalla Fondazione)

Cari Amici una piccola rubrica (in italiano!) per ascoltare insieme gli eventi che portarono Paolo della Croce a fondare la nuova Congregazione Passionista, a seguito di 40 giorni di Ritiro nella Chiesa dei S. Carlo e Anna in Castellazzo (AL). Ogni giorno la lettura e il commento del Diario Spirituale che San Paolo della Croce tenne di questa meravigliosa esperienza di preghiera e discernimento.

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(Playlist!)

La scalinata del Santuario della Scala Santa sarà percorribile in originale dall’11 aprile al 30 giugno

ATTENZIONE: Gli originali gradini in marmo della Scala Santa sono percorribili in ginocchio fino al 30 giugno. In luglio gli scalini saranno rivestiti nuovamente del tavolato in noce restaurato.

Il cardinale vicario di Roma, Angelo De Donatis, riaprirà ufficialmente l’11 aprile con la prevista benedizione la scalinata del Santuario della Scala Santa in Roma. Fino al 9 giugno, solennità della Pentecoste, la scalinata sarà accessibile ai fedeli come era originalmente. In due mesi di accessibilità si prevedono migliaia di fedeli da tutto il mondo che verranno a pregare sulla scala percorsa da Gesù, nel Pretorio di Pilato, prima della sua condanna a morte. Dopo questo temporaneo ripristino all’originale, sarà riposizionato il rivestimento in noce che nel 1723 fu collocato sul marmo per espresso volere di Papa Innocenzo XIII, al fine di proteggere la scalinata dai tanti fedeli che la salivano in ginocchio, infatti oggi appare molto consumata. Dopo 300 anni, per i 28 gradini questa sarà la prima volta che si presenteranno senza la copertura in legno di noce. E sotto il legno sono stati trovati migliaia di biglietti, lettere, richieste di grazie.

Un’antica tradizione cristiana dice che la Scala fu portata a Roma da sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, nel 326. Sulla Scala secondo la tradizione ci sono 4 macchie del sangue di Gesù: 3 sono coperte da croci (una di porfido rosso e due di bronzo), la quarta è protetta da una grata, ma sotto si è formato un buco, perché i fedeli infilavano le dita per toccare proprio quel punto.

Questo il programma della riapertura.

  • 15,30: presentazione dei lavori svolti
  • 16,30: Benedizione della Scala
  • 16,30: S. Messa